Domenica siamo tutti chiamati alle urne per esprimere il nostro parere sulla cosiddetta riforma Boschi – Renzi: io penso che vincerà il no e credo di sapere anche perché.

Non entro nel dettaglio della riforma anche perché potete sicuramente leggere pareri più autorevoli online. Vi suggerisco se siete ancora indecisi questo simpatico e semplice video di WhyWhy, startup che si pone l’obiettivo di spiegare temi di politica, innovazione e benessere:

La mia personale idea è che non sia una brutta riforma, perché:

  1. Elimina il bicameralismo perfetto, che porta oggi (dati dell’attuale legislatura) al fatto che:
    1. Meno del 20% delle leggi siano di iniziativa parlamentare;
    2. Il tempo medio di approvazione sia di più di 500 giorni, quindi praticamente tutte le leggi proposte negli ultimi 2 anni del Parlamento non arrivano a fine iter!
  2. Sistema le competenze tra Stato e Ragioni, andando a migliorare la riforma del 2001 dell’articolo 117 che ha decentralizzato temi di assoluta importanza nazionale, come la gestione regionale di turismo, infrastrutture e – per quanto mi riguarda – il contenimento dell’inquinamento luminoso.

Non mi entusiasmano le modalità con cui verrà costituito il Senato, eletto in maniera asincrona rispetto alla Camera e che difficilmente rappresenterà in maniera equilibrata tutte le forze politiche vista la necessità che avranno molte regioni di esprimere solo due senatori tra i consiglieri regionali. Sono invece abbastanza neutrale sulla modifiche dei referendum e dell’elezione del Presidente della Repubblica.

Non è sicuramente la migliore delle riforme, ma è forse ciò che di meglio si è riusciti a fare: come ha detto il mitico coach Julio Velasco in un incontro sulla leadership del mese scorso (http://davidecarpanese.it/2016/10/28/una-serata-da-leader-con-julio-velasco/),

Il perfezionista è un perdente, predica la sconfitta! “Vinceremo se siamo perfetti” ha il concetto che vinceremo SOLO se siamo perfetti e quindi mai.

Le moderne tecniche aziendali tengono in grande considerazione quest’aspetto: se una volta si aspettava di raggiungere quasi la perfezione prima di lanciare un prodotto nel mercato, oggi si valorizza il feedback del mercato per creare versioni aggiornate dei prodotti. È il concetto del minimum viable product del lean startup, pienamente utilizzato da tutte le app che utilizziamo e che vengono aggiornate settimanalmente, con correzione bug, nuove implementazioni, modifiche, etc.

Meglio quindi uscire sul mercato con un prodotto (o una riforma, come in questo caso) e modificarla successivamente piuttosto che non fare nulla.

Ciononostante come ho detto all’inizio, secondo me questa riforma non sarà approvata perché il premier Matteo Renzi ha commesso uno dei più gravi errori, fatale in politica, ma anche in azienda.

Quando si vuole raggiungere un risultato, dobbiamo concentrare tutti i nostri sforzi su quell’obiettivo, senza aprire nuovi fronti e senza offrire lati deboli al nemico, sia esso un competitor o un avversario politico.

La personalizzazione del referendum, in prima istanza, ha fatto in modo che tutti gli avversari politici di Renzi, dall’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia alla Lega di Salvini, da Civati a Berlusconi, dal Movimento Cinque Stelle alla Meloni, si siano alleati contro di lui. E badate bene, senza un disegno comune, senza un progetto alternativo. Semplicemente per contrastare il governo e cercare di guadagnare posizioni più strategiche.

In azienda un errore del genere potrebbe essere quello di porsi in maniera di aperto contrasto con un manager o un dirigente che gode della massima stima della proprietà: pensiamo a Steve Jobs, cacciato fuori dalla Apple per essere entrato in contrasto con il nuovo CEO John Sculley. Un altro esempio potrebbe essere tutte le  volte in cui, per motivi di difficili relazioni o di comunicazioni inefficaci, alcune delle nostre proposte non vengono accettate per partito preso.

Il secondo errore commesso da Renzi è stato quello di cercare con forza endorsement trasversali: carta stampata, leader politici ed economici stranieri, attori e sportivi. La Brexit e la vittoria di Trump (ma anche il progresso del Movimento Cinque Stelle in Italia) ci hanno insegnato che le persone hanno sviluppato una forma di forte contrasto nei confronti dell’establishment e tendono quindi a comportarsi non in maniera conformistica ma ribellandosi allo status quo.

Un errore simile in azienda potrebbe essere quello di utilizzare delle strategie di marketing non coerenti con il pubblico di clienti che vogliamo raggiungere oppure quello di alcune pubblicità comparative che ottengono invece l’effetto di rafforzare i propri competitor (mi ricordo di una campagna pubblicitaria dei taxi contro Uber che ha solo favorito Uber).

È mancato quindi da parte del governo un focus stretto sui temi tecnici del quesito referendario: per il tentativo di aumentare la base di consenso si è preferito aprire altri fronti, politici e di costume.

Ma come diceva Steve Jobs, il segreto del successo, in politica e in azienda, è sempre dato da focus e da semplicità.

The following two tabs change content below.
Ingegnere gestionale sognatore, 36 anni, ex-startupper diventato imprenditore, marito, papà di un bambino che spera possa crescere in un mondo in cui si fanno scelte più sostenibile. Innamorato della luce.

Latest posts by Alberto Giovanni Gerli (see all)