Ultimamente si parla molto del cambiamento della figura del leader, passato dal mega-direttore con poltrone in pelle umana di Fantozziana memoria ad un ruolo molto meno direttivo e più vicino alla vita reale.

Quest’anno ho fatto un corso durato sei mesi per studiare queste trasformazioni e per provare a mettermi alla prova e a sperimentarmi in un ruolo da leader 2.0.

I modelli studiati che mi hanno colpito di più sono quelli di Adair e di Blanchard.

adairIl modello di Adair (http://www.businessballs.com/action.htm) fa ragionare sugli obiettivi contrastanti che deve perseguire un leader: il team, la singola persona e l’obiettivo aziendale. Penso che sia fattibile essere centrati su due di questi tre obiettivi ma che sia estremamente difficile tenere in considerazione tutti e tre gli aspetti contemporaneamente. Io mi travesto spesso da uomo sposato con il target, ma in realtà dentro di me credo di essere molto più centrato su singole persone e team.blanchard

Il modello di Blanchard (http://www.kenblanchard.com/) fa invece ragionare sull’importanza dei diversi stili di leadership che, come non può essere solo direttiva, non può diventare solo delegante. In funzione della situazione specifica, un buon leader 2.0 deve essere in grado di essere flessibile e fluido per dare al team quello di cui ha realmente bisogno.

In virtù delle esperienze fatte, insieme con i miei compagni di corso, durante l’ultima giornata, abbiamo provato a scrivere un decalogo delle caratteristiche che un buon leader 2.0 deve avere. Mi piace condividerlo con voi e spero di ricevere i vostri commenti e di leggere la vostra esperienza in merito. Eccolo qua:

  1. Il leader promuove una cultura della responsabilità ed autonomia nel team.
  2. Il leader 2.0 dà e richiede feedback per alimentare la fiducia e per coltivare la relazione.
  3. Non esiste leadership senza un obiettivo definito e condiviso.
  4. Il leader 2.0 vive le situazioni in modo flessibile ed agile.
  5. Il leader 2.0 è un catalizzatore di risorse.
  6. La leadership è e crea valore percepito.
  7. Il leader 2.0 stimola l’unione di competizione e cooperazione per raggiungere risultati importanti.
  8. Il leader 2.0 si allena continuamente alla resilienza.
  9. La leadership 2.0 è personale ed unica.

E il decimo punto? Penso che la leadership non sia qualcosa di stabile, fisso e definito e quindi deve essere considerata in continua evoluzione e integrazione: non fissiamo quindi limiti e lasciamo il leader 2.0 libero di aspirare a traguardi importanti e ad orizzonti lontani …

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Ingegnere gestionale sognatore, 36 anni, ex-startupper diventato imprenditore, marito, papà di un bambino che spera possa crescere in un mondo in cui si fanno scelte più sostenibile. Innamorato della luce.

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